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Edoardo Bennato: l’uomo contro che ha saputo e sa dire di NO

24 luglio 2010 Nessun commento

Eravamo in pieni anni ’70 ed il buon Edoardo Bennato nei suoi tour e nel circuito dei “venti stadi” imponeva per sé ed i suoi il prezzo d’ingresso a mille lire. Era quasi una consuetudine per taluni sentir dire “la musica è gratis e ce la riprendiamo..”. Poi sono trascorsi i tempi, le mode, i costumi, il sound e i suoi contenuti, tanto che non ci si chiede neanche più cosa fa tendenza o meno, mentre lui, Edoardo si chiede: “..non so più neanche se è un bene oggi essere in contro-tendenza..”. Ma intanto a distanza di ben sei anni da un live nella sua città ha scelto proprio Napoli per presentare il suo nuovo album “Le vie del Rock sono infinite”. Mentre, con ironia e provocazione consapevole afferma che :“l’Italia è sì una repubblica, ma fondata sul calcio, e poiché Pirlo non ci sarà è piuttosto difficile immaginare un’idea di unità nazionale..” Edoardo, già in vetta alle hit radiofoniche dei maggiori network nazionali ha, in chiusura, affermato, fedelmente a quando la Ricordi bocciò in apertura il suo indimenticabile “Non farti cadere le braccia” che: “..il rock in fondo è l’unica possibilità per riscattarci dalla soggezione anglo-americana, anche se io ascolto il rock da quando avevo cinque anni..

..Il grande “Re Leone”, giusto per parafrasare il suo inimitabile stile favolistico ed evocativo, è tornato, a cantare, a restare “contro”, ad essere infinitamente rock, proprio lì tra le mura della sua città. Edoardo Bennato a Napoli ha rifatto centro e presentato la sua storia in musica e la sua inossidabile verve creativa. Un nuovo album “Le vie del rock sono infinite” (Universal), un Premio come miglior testo dell’anno per il brano “E’ lei” direttamente da Mogol, i Campi Flegrei, e un pubblico di giovanissimi e irriducibili fans in delirio. Un concerto straordinario, quello di Edoardo, che ha inaugurato la 53° ed. della Fiera della Casa alla Mostra d’Oltremare e che, a testimonianza della sua smisurata passione per il rock, ha ripercorso in circa due ore piene di spettacolo il proprio essere e l’essenza della sua creatività artistica e musicale.
Un viaggio tra passato e presente che non ha lasciato dubbi né perplessità, resta un grande nella storia della musica e gli anni trascorsi, se è possibile, gli hanno restituito una straripante forza espressiva e “rockettara” più carica e densa forse addirittura dei suoi esordi, erano gli anni ’70. Ma in piena atmosfera calcistica mondiale l’apertura della serata è stata affidata, come previsto, al brano “Un’estate italiana” che però il nostro amico Edoardo ha, così ,amabilmente riadattato in versione reggae ed a seguire una lunga carrellata di successi e novità che dal lontano “Abbi dubbi”, passando per “Il Capitan Uncino”, “Mangiafuoco”, “Rinnegato” “Il gatto e la volpe” è arrivato ad oggi, al suo fortunato riscatto che, in pochissime settimane lo ha portato in vetta a tutte le classifiche radiofoniche italiane. Un disco e un concerto decisamente rock in cui la predominanza delle chitarre è massiccia e la presenza di Giuseppe Scarpato risulta più che mai vivace sebbene molto bene equilibrata con la componente ritmica, armonicistica e corale dello stesso Edoardo oltre che degli altri compagni di viaggio. Ciò che sorprende ancora della sua vena compositiva è la sua straordinaria capacità, assolutamente inalterata, d’essere attuale pur senza rinnegare mai le sue radici, ma rinnovandosi attraverso sé stesso e ciò che ha, nel tempo incontrato, ascoltato, vissuto ed assaporato. La contemporaneità dei suoi testi, parliamo anche dei tanti suoi vecchi successi, è straordinaria e ciò che continua a renderlo assolutamente inimitabile è inoltre la sua vena socio-politica, dissacrante e autentica ma che da sempre è riuscito a coniugare ad un ascolto “per tutti”: quello che solitamente fa di un cantautore impegnato una èlite in lui diviene un successo popolare, pochi ci riescono. Un nuovo successo per Edoardo e un rinnovato orgoglio per la nostra musica che, attraverso le note di due brani, forse i più significativi dell’album, come “C’era un Re” e “Per Noi” restituisce appieno il senso alla musica d’autore: narra così di un’unità nazionale cercata in ipotesi mai verificate e quindi silente ma ribelle e una nuova verità sul sogno di un’uguaglianza sociale sperata e combattuta sino in fondo, da tutti, da noi, vicini o lontani, amici, dissidenti, eroi o perdenti.

Anna Stromillo