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Posts Tagged ‘ethnos’

”Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare”..

31 luglio 2009 Nessun commento
Vinicio-Chinaski

Vinicio Capossela - Vincenzo Costantino

..sbeffeggia in apertura il poetador Chinaski, Mr. Pall. Un incontro di boxe su di un ring inedito e metafora di vita per i due grandi protagonisti di scena, Vinicio Capossela e Vincenzo Costantino. Tratto da un libro, scritto appunto a quattro mani, è stato nella P.zza d’Armi di Castel Sant’elmo, in esclusiva per Ethnos, portato in scena “In Clandestinità – Mr Pall incontra Mr. Mall”.

Un reading poetico musicale che nella sua originalità espressiva ha riempito fino all’inverosimile lo spazio platea e per la durata di buoni quindici round ha narrato senza sosta la vita, gli incontri e l’arte di sopravvivere. L’idea, nata da un’amicizia tra i due, suggellata da più di quindici anni, è stata realizzata per omaggiare Napoli, città dalla quale lo stesso Chinaski mancava da ben tredici anni con un reading portato all’epoca al Maschio Angioino e che gli valse l’umoristica riflessione: “sono emozionato, è la prima volta che entro in un maschio..”.

Ne hanno fatta di strada i due campioni sino ad oggi, ed ora che quel match sotto le stelle è finito a noi resta solo il vuoto, riempito per solo un’ora e mezzo, di una vita senza poesia; quella stessa poesia che Capossela è riuscito con coraggio e spavalderia ad esportare dalla sua vita nel cuore di tutti, quei trentenni che affollavano la piazza. E pensare che ci si è così appiattiti da consolidare erroneamente l’idea che il pubblico “d’elite” sia sparito e che occorrerebbe “ri-creare” un target. Fandonie! C’è chi ama la pienezza e per fortuna era tutto lì, quella sera. Narrazioni fatte di ricordi, passioni, bicchieri svuotati e soldi da contare, donne da rincorrere, sperare e ri-gettare perché traditrici” di un sogno, quello infantile, quello di tutti gli uomini..! Basterebbe capirli..in fondo.

E poi ancora immagini bukowskiane, di derivazione a tratti, milleriane, o d’un lontano Hemingway hanno accomunato generazioni di fans e tutti noi per una ri-lettura di verità sbiadite. Contenuti, sbeffeggiamenti, dissacrazioni, ironia e sarcasmo ma conditi con la musica, quella stessa sottratta a similitudini, e assonanze d’occasione, quella musica, quella di Vinicio. Sarebbe stato in palio il titolo di “Clandestinità” ma i due, come nella vita, hanno nel loro “personale” match gettato la spugna per ritrovarsi nuovamente uniti in un forte e simbolico abbraccio, così come vecchi compagni d’avventura.

Una magia intinta di musica e poesia che Mr. Pall e Mr. Mall ( parafrasando la marca delle sigarette) hanno voluto regalare a questa città e che Ethnos ha raccolto, vincendo nuovamente, anch’essa, il suo quindicesimo round!

Anna Stromillo

..come sospeso tra più fusion mediterranee

28 luglio 2009 Nessun commento

…un concerto empatico e misterico come nell’autentica tradizione tunisina ma abbigliata in jazz. Dhafer Youssef q.tet si è fermato alla xv ed. di Ethnos, diretto da Gigi Di Luca, a Villa Bruno di San Giorgio a Cremano. In un’atmosfera rarefatta come di suoni atavici, d’origine, a tratti, fetale, si mescolava l’altisonanza e la sofisticata ricercatezza elettronica e jazz per una commistione simbiotica d’occidente/ d’oriente. Il sound della musica sufi ben mescolata a un’esigenza di contemporaneità non ha stravolto la peculiare capacità espressiva di Youssef che, attraverso il suo connaturato rapporto tra la sua voce e il oud tradizionale, ha mantenuto ferme le sue radici incontrando i suoi meravigliosi amici proprio a metà strada. Difficile la combinazione, laddove l’infinita capacità espansiva e metaforica dei suoi suoni d’origine, caldi e immediati avrebbero potuto cedere alla solida e “mediata” tentazione jazz, a tratti divenuto free-jazz e invece, tranne che in qualche sporadico istante, questo non è avvenuto, lui ha mescolato alla perfezioni origini, ritmi e culture diverse, insieme.

Dhafer Youssef q.tet

Dhafer Youssef q.tet

Interprete da anni di questa operazione artistica Dhafer ha praticamente da sempre esplorato la sintesi musicale operata nel connubio tra culture a confronto ed in questa occasione, con l’ausilio di un pubblico appassionato del genere e soprattutto duttile e preparato a questi esempi di world-music, ha fatto nuovamente centro. Evocazioni mediterranee ed assoli di incalzanti percussioni hanno accompagnato il suo percorso i note in un live di eccellente qualità espressiva. La sua vivace solarità comunicativa ha reso inoltre fortemente aggregante l’esibizione live donando allo spettacolo quella comunione spirituale in più tale da impreziosire anche la sua stessa magia musicale. Come acqua che sgorga da rocce sperse in un lontano miraggio “desertico” Dhafer ha illuminato gli animi, colmato i suoi vuoti apparenti, ripristinato uguaglianze e identità, mentre lo accompagnavano Tigran Hamasyan al pianoforte, Chris Jennings al basso, Mark Giuliana alla batteria e la sua “irriducibile” e meravigliosa sufi-music.

Anna Stromillo