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Posts Tagged ‘anna stromillo’

Intervista a: Eugenio Finardi

23 luglio 2010 Nessun commento

Eugenio FinardiClicca qui per ascoltare: Intervista Eugenio Finardi

Un ringraziamento speciale al fonico
Alex Belluccio

Peppe Voltarelli – “Ultima notte a MalàStrana”

25 giugno 2010 Nessun commento

Un biglietto di A/R, una terra lontana, eppure così vicina;.. strisciante fin dentro le ossa.
Peppe Voltarelli..scorre come sangue nelle vene “Ultima notte a MalàStrana”. Come ossessivi e reiteranti canti d’emigrazione si susseguono come in un tumulto le sue note, arrabbiate, malinconiche,
sussurrate, ironiche e sbeffeggianti . Peppe Voltarelli è al suo terzo disco da solista e, dopo il primo “Distratto..ma però” e il successivo grande live “Duisburg, Nantes, Praga”, nuovamente una quadratura del cerchio. Un disco sincero e appassionato che, attraverso una nuova e accattivante ricerca stilistica e melodica, ri-percorre tutti gli anni di musica vissuti, tutti i luoghi osservati, le facce incontrate, tutti i colori e i sapori inespressi e li ri-coniuga con talentuosa espressività contemporanea. Brani come “Il Paese dei ciucci”, “Stà città”, “Gli anarchici”, in omaggio al grande Leo Ferrè ed intepretata al fianco di Enriquez, oltre a “Iamavanti” che apre e chiude l’intero CD e la stessa “Ultima notte a Malàstrana”, che dà il titolo all’album, risuonano come icone di un grande unico messaggio, l’orgoglio delle proprie radici esportate, arricchite e ritornate in patria.

Un viaggiatore che a tratti pare non essersi mai spostato di lì, nonostante sparse tracce di memoria idiomatiche si mescolino ancora, ma quasi come veicolo primo, di un unico grande bisogno: esserci, con coraggio e fierezza storica. Attraverso la sua scelta musicale d’essere un cantastorie dallo spirito europeo attinge con semplicità ed eleganza a rarefatte atmosfere andaluse, mitteleuropee, folk-mediterranee ed al tempo stesso ad un sorprendente swing, in “Scarpe rosse impolverate” per ri-coniugare un viaggio, il suo. Prestigiose le collaborazioni che impreziosiscono inoltre il suo cammino cantautorale da Finaz della Bandabardò a Roy Paci, Sergio Cammariere e Pau dei Negrita in occasione del suo “Distratto ma però”, distribuito inoltre sino in Canada, Stati Uniti e Messico ed aver ricevuto numerosi riconoscimenti cinematografici per il film “Fuga dal Call Center”.

Peppe Voltarelli ha saputo negli anni da “Il Parto delle nuvole pesanti” in poi passare con grande agilità dal cinema al teatro, passando per la narrativa e ritornare alla musica: lo ha fatto con grandissima verve interpretativa anche nella recente ed. del Concerto del I Maggio in P.zza S.Giovanni dove con inequivocabile maestria ci ha regalato un’indimenticabile versione di “Malarazza” e “Onda Calabra”. Quest’ultimo suo lavoro rappresenta decisamente un passo in avanti, nella maturazione del suo percorso di ricerca, e nella sintesi espressiva verso la quale sembra essersi orientato. Un disco asciutto, ben fatto, originale e testimone di una creatività rinnovata nell’attuale panorama musicale. Insomma una bella novità discografica, da ascoltare e suggerire, per far bene e.. riflettere.

Anna Stromillo

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Joe Barbieri e la sua “Meravigliosa Dimora” al Bluestone di Napoli

13 gennaio 2010 Nessun commento

Joe BarbieriJoe Barbieri e la sua“Meravigliosa Dimora” a Napoli, a cavallo tra la privata narrazione intimista di un poeta e il calore di un sound “From Bahia” e poi..tanto ancora..di sé, di noi, di tanti….

Atmosfere rarefatte, calde sonorità e un sound intriso di intimistica voglia di narrare emozioni, storie, facce e unicità affettive. Questo, corredato di un’eredità musicale che, da Gilberto Gil salta agli chansonnier francesi sino a toccare la lontana Cuba e i nostri grandi nomi by-night, è la “Maison Maravilha” di Joe Barbieri. Un successo annunciato per un vincente anno da protagonista che il Barbieri ha voluto festeggiare nella sua città, al Bluestone di Napoli.

Ventimila copie vendute per un disco esportato in ben dodici paesi che ha nuovamente consacrato il “cantore dell’anima” ad essere una realtà contemporanea interessante, soffice e senza sbavature di genere per un live che ha nuovamente riscaldato i cuori e fatto sognare i tanti accorsi in Via Chiaia. Brani come “Malegria”, “Cristalli di sabbia”, e “Lacrime di coccodrillo”, cantata nel disco in compagnia della straordinaria Chiara Civello, sono solo alcuni dei passi solcati nel suo viaggio-concerto da cantautore raffinato ed elegante. Una ricercatezza lirica e testuale che sembra, talvolta, coniugare tempi diversi da quelli attuali in musica, in cui sempre più spesso la libertà compositiva cita sé stessa o al massimo si clona in reiterate immagini sonore, da cui il nostro Joe si tiene ben distante.

Uno spettacolo ben concepito e molto sentito che non ha escluso appassionati omaggi musicali come quelli resi al grande Luigi Tenco e Bruno Martino. “Maison Maravilha”, pubblicato a distanza di circa quattro anni dal precedente successo discografico “In parole povere” è un disco maturo che denota una crescita artistica ed emozionale che ha di fatto condotto Barbieri ad aver eseguito molto più di un passo avanti. Impreziosito dalla presenza della grande Omara Portuondo, già indimenticabile voce di “Buena vista social club”, l’album risulta essere quasi un’intima narrazione d’amore e di vita e spesso giocato melodicamente in levare, per sottrazione: quella che nella vita preferisce “sentire” piuttosto che riferire. Barbieri, produttore, cantante e compositore vanta prestigiose collaborazioni musicali nel panorama italiano, tra tutte ricordiamo quella con Pino Daniele, Mario Venuti e Patrizia Laquidara condotti sotto variegate e diffuse vesti artistiche nonostante abbia con forza e delicata passione dimostrato la sua carta vincente, quella che lo vede indissolubilmente legato alla canzone d’autore italiana riconoscendogli inoltre l’assegnazione del Premio Lunezia Popon 2009.

Anna Stromillo

Incantesimi, magiche pozioni e tante sonorità..

6 ottobre 2009 1 commento

Paola Donzella..si sono miscelate per una ricetta tutta da assaporare, “Pere e Cioccolato” targato, ovviamente, Elisir. Vincitore del Premio Tenco miglior disco d’esordio dell’anno, traghettato dal viaggio di Paola Donzella, il gruppo, nato da un progetto del 2002, ha travalicato i confini della cosiddetta “musica difficile”, “poco delineata”, “troppo elitaria”, insomma è andato oltre tutto quello che gira intorno alla “non” musica. Finalmente, invece, è stata musica. Una mescolanza di atmosfere e sonorità che contraddistingue in modo elegante e suggestivo la ricerca artistica del suo messaggio in un’altalenanza di mondi che, dagli anni ’30 della nebbia parigina salta brillantemente verso swing ritrovati e tradizionali poeticità d’autore.

Ma “Pere e cioccolato” non tradisce le origini della sua madre terra, la Sicilia e dei suoi precisi contorni stilistici mediterranei risuonando a tratti anche nel mondo elettro-rock. Descrittivo l’andamento narrativo dei testi che la Donzella ha navigato a lungo parlando di fantastici e immaginari personaggi onirici, talvolta reali, che paiono sovrastare l’assoluta musicalità dell’intero disco. Già vincitori del Telefilm Festival 2009 e reduci dal sold-out del Bluenote di Milano trasmesso in diretta da Radio Montecarlo, gli Elisir si accingono a riprendere il loro fortunato tour invernale mentre continua a risuonare nei principali net-work nazionali il loro personalissimo “Elisir”.

L’impronta classica di Paolo Sportelli, compositore, arrangiatore e direttore artistico del progetto, si sente nell’interezza espressiva dei brani mentre l’eleganza dell’intera formazione, contrabbasso, chitarra, batteria e fiati contraddistinti da prestigiosi nomi della musica italiana come Daniele Petrosillo, Daniele Gregolin, Walter Calloni, Fabrizio Bosso, Bebo Ferra, Javier Girotto, Stefano Bagnoli e Piero Salvatori, lascia libero qualunque accostamento di genere oscillante tra Django Reinhardt, Debussy e Satie. Atmosfere rarefatte d’antichità perdute e sferzanti scintillii di quotidiane anchilosi scivolano leggere in una “ricetta” d’Elisir tutta da assaporare.

Il disco (Sottolaluna e Odd Times Record- Egea Distr.) è attualmente in vendita presso i migliori negozi mentre intanto noi, rallegrati di apporre in vetrina un simile esempio cantautorale diamo il benvenuto a questa nuova ricetta d’arte e musica solleticati ancora una volta dalla golosa voglia di ri-assaporare questo mix di “Pere e cioccolato”.

Anna Stromillo

Enzo Avitabile al Premio Tenco

24 settembre 2009 Nessun commento

A proposito del Tenco..

Finalmente premiata la musica d’autore. Nel vorticoso ingranaggio dei fasulli circuiti promozionali l’Italia difficilmente promuove e porta a conoscenza dei più le imprese ardue, quelle di contenuto, quelle “difficili” per intenderci, esse non portano denaro, né attenzione dei media, né sponsor e così niente live, né contratti veri, mentre il messaggio letale che arriva è: se fai cultura stai a casa a meno che non rientri in logiche precostituite di potere!… Abituato il pubblico alla facilonerie d’occasione di “sole-cuore-amore” o peggio, di ciò che troneggia solo dal piccolo schermo, o, attraverso le vie web (dei più giovani tecnologizzati) la cultura della musica va perdendo sempre più la sua originaria identità di scelta appassionata divenendo oggi addirittura “feticismo” o minoranza cult. Quest’anno in risposta a tutto ciò finalmente protagonisti autentici della musica italiana: Max Manfredi, Enzo Avitabile, Elisir e Ginevra Di Marco. Intanto noi leggiamo cosa ha significato per Enzo Avitabile questo riconoscimento…

Enzo Avitabile

…per la XXXIV ed. del Premio Tenco miglior disco dell’anno a Enzo Avitabile con “Napoletana” ( Sudarte ed.). Un progetto sincero e appassionato, teso alla ricerca e al recupero della tradizione partenopea ma contemporaneamente proiettato verso il futuro. Verso il futuro laddove parla e discute come in una preghiera rivolta a un creatore, quello di tutti. Rinnova e reinterpreta un classico napoletano come “Carmela” alla luce della maestria del grande Sergio Bruni e Salvatore Palomba. Un ritorno alla napoletanità che ama recitare in questo disco una curiosa simmetria di accordi e sonorità che ricalca la quadratura di un cerchio emotivo che insegue il primo brano di apertura “Don Salvatò” e l’ultimo “Carmela”. La necessità di costruire uno strumento come la pentarpa, e in legno e rame, un fiato che racchiude le sonorità di un sax e dell’antica ciaramella sottolinea la necessità di Avitabile di esprimere nuovamente idiomi linguistici rinnovati e creativi. Alle soglie di un nuovo anno accademico che lo vedrà protagonista al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma docente di cattedra per la “World-music” abbiamo tentato di carpire le sue emozioni al ricevimento del Premio Tenco che lo vedrà protagonista tra il 12 e il 14 novembre prossimo al Teatro Ariston di San Remo.

Enzo, cosa hai provato all’annuncio della tua vittoria in un contesto internazionale come il Premio Tenco che finalmente ha consacrato la ri-scoperta della “tua” napoletanità?

“Un’immensa gioia, sono arrivato secondo per due anni consecutivi con ben due progetti artistici, uno con i Bottari di Portici e l’altro con un brano di musica sacra-popolare, ma questa volta ce l’ho fatta. Vorrei che sia inteso come il mio personale riconoscimento a Napoli, alla provincia della mia città e ai tanti giovani che continuano a credere e sopravvivere al messaggio della musica. Sono fiero inoltre d’essere riuscito a far riconoscere nella musica di nostra provenienza “quella sana”, quella creativa, quella che preserva l’arte dalla contemporanea contaminazione del neo-melodico..”

Enzo Avitabile

Che rapporto hai con i giovani e cosa credi si aspettino da te gli studenti di Santa Cecilia quest’anno?

“Sono molto fiero di poter inaugurare questo corso di world-music perché credo fermamente nella comunicazione creativa che parte dal cuore ed è capace di raggiungere i cuori di chi ti ascolta ed anche ai miei concerti è pieno di ragazzi che ogni volta mi ri-vedono sotto un’altra veste. Mi sente libero attraverso la loro partecipazione di “indossare” ciò che credo, sempre, e questo loro lo avvertono”.

Tu che sei un portavoce del recupero della tradizione che significa per te esattamente “contaminazione”, termine ormai abusato..

“Il recupero della tradizione nel cemento è parte integrante del mio discorso didattico e musicale, contaminazione per me significa recupero dell’identità culturale storica e mescolanza epocale che attraverso la ri-connotazione linguistica del messaggio sia capace di coniare nuovi significati ma sempre attraverso ciò che è l’eredità di un popolo senza la quale è puro colonialismo o peggio, pseudo-ricerca intellettuale e null’altro”.

Anna Stromillo

Un nostro mix di video interviste

18 agosto 2009 Nessun commento

Alberto Marolda intervista Eugenio Finardi 2/2

Alberto Marolda intervista Eugenio Finardi 1/2

Alberto Marolda intervista Angelo Branduardi

Anna Stromillo intervista Patrizia Laquidara

Anna Stromillo intervista Joe Barbieri

Anna Stromillo incontra Enzo Avitabile

Anna Stromillo incontra i Dirotta su Cuba

Anna Stromillo incontra Claudio Lolli 2/2

Anna Stromillo incontra Claudio Lolli 1/2

Anna Stromillo incontra Gaetano Curreri

Intervista agli Avion Travel

Intervista a Meg

Alberto Marolda intervista gli Elio e le storie tese

Anna Stromillo incontra David Jackson, Gianni Leone e Osanna 2/2

Anna Stromillo incontra David Jackson, Gianni Leone e gli Osanna 1/2

Anna Stromillo incontra Luca Barbarossa

Alberto Marolda intervista Manuel Agnelli – Afterhours

Anna Stromillo incontra Simone Cristicchi

Anna Stromillo incontra Sergio Caputo

Anna Stromillo incontra Enzo Gragnaniello 2/2

Anna Stromillo incontra Enzo Gragnaniello 1/2

”Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare”..

31 luglio 2009 Nessun commento
Vinicio-Chinaski

Vinicio Capossela - Vincenzo Costantino

..sbeffeggia in apertura il poetador Chinaski, Mr. Pall. Un incontro di boxe su di un ring inedito e metafora di vita per i due grandi protagonisti di scena, Vinicio Capossela e Vincenzo Costantino. Tratto da un libro, scritto appunto a quattro mani, è stato nella P.zza d’Armi di Castel Sant’elmo, in esclusiva per Ethnos, portato in scena “In Clandestinità – Mr Pall incontra Mr. Mall”.

Un reading poetico musicale che nella sua originalità espressiva ha riempito fino all’inverosimile lo spazio platea e per la durata di buoni quindici round ha narrato senza sosta la vita, gli incontri e l’arte di sopravvivere. L’idea, nata da un’amicizia tra i due, suggellata da più di quindici anni, è stata realizzata per omaggiare Napoli, città dalla quale lo stesso Chinaski mancava da ben tredici anni con un reading portato all’epoca al Maschio Angioino e che gli valse l’umoristica riflessione: “sono emozionato, è la prima volta che entro in un maschio..”.

Ne hanno fatta di strada i due campioni sino ad oggi, ed ora che quel match sotto le stelle è finito a noi resta solo il vuoto, riempito per solo un’ora e mezzo, di una vita senza poesia; quella stessa poesia che Capossela è riuscito con coraggio e spavalderia ad esportare dalla sua vita nel cuore di tutti, quei trentenni che affollavano la piazza. E pensare che ci si è così appiattiti da consolidare erroneamente l’idea che il pubblico “d’elite” sia sparito e che occorrerebbe “ri-creare” un target. Fandonie! C’è chi ama la pienezza e per fortuna era tutto lì, quella sera. Narrazioni fatte di ricordi, passioni, bicchieri svuotati e soldi da contare, donne da rincorrere, sperare e ri-gettare perché traditrici” di un sogno, quello infantile, quello di tutti gli uomini..! Basterebbe capirli..in fondo.

E poi ancora immagini bukowskiane, di derivazione a tratti, milleriane, o d’un lontano Hemingway hanno accomunato generazioni di fans e tutti noi per una ri-lettura di verità sbiadite. Contenuti, sbeffeggiamenti, dissacrazioni, ironia e sarcasmo ma conditi con la musica, quella stessa sottratta a similitudini, e assonanze d’occasione, quella musica, quella di Vinicio. Sarebbe stato in palio il titolo di “Clandestinità” ma i due, come nella vita, hanno nel loro “personale” match gettato la spugna per ritrovarsi nuovamente uniti in un forte e simbolico abbraccio, così come vecchi compagni d’avventura.

Una magia intinta di musica e poesia che Mr. Pall e Mr. Mall ( parafrasando la marca delle sigarette) hanno voluto regalare a questa città e che Ethnos ha raccolto, vincendo nuovamente, anch’essa, il suo quindicesimo round!

Anna Stromillo

..come sospeso tra più fusion mediterranee

28 luglio 2009 Nessun commento

…un concerto empatico e misterico come nell’autentica tradizione tunisina ma abbigliata in jazz. Dhafer Youssef q.tet si è fermato alla xv ed. di Ethnos, diretto da Gigi Di Luca, a Villa Bruno di San Giorgio a Cremano. In un’atmosfera rarefatta come di suoni atavici, d’origine, a tratti, fetale, si mescolava l’altisonanza e la sofisticata ricercatezza elettronica e jazz per una commistione simbiotica d’occidente/ d’oriente. Il sound della musica sufi ben mescolata a un’esigenza di contemporaneità non ha stravolto la peculiare capacità espressiva di Youssef che, attraverso il suo connaturato rapporto tra la sua voce e il oud tradizionale, ha mantenuto ferme le sue radici incontrando i suoi meravigliosi amici proprio a metà strada. Difficile la combinazione, laddove l’infinita capacità espansiva e metaforica dei suoi suoni d’origine, caldi e immediati avrebbero potuto cedere alla solida e “mediata” tentazione jazz, a tratti divenuto free-jazz e invece, tranne che in qualche sporadico istante, questo non è avvenuto, lui ha mescolato alla perfezioni origini, ritmi e culture diverse, insieme.

Dhafer Youssef q.tet

Dhafer Youssef q.tet

Interprete da anni di questa operazione artistica Dhafer ha praticamente da sempre esplorato la sintesi musicale operata nel connubio tra culture a confronto ed in questa occasione, con l’ausilio di un pubblico appassionato del genere e soprattutto duttile e preparato a questi esempi di world-music, ha fatto nuovamente centro. Evocazioni mediterranee ed assoli di incalzanti percussioni hanno accompagnato il suo percorso i note in un live di eccellente qualità espressiva. La sua vivace solarità comunicativa ha reso inoltre fortemente aggregante l’esibizione live donando allo spettacolo quella comunione spirituale in più tale da impreziosire anche la sua stessa magia musicale. Come acqua che sgorga da rocce sperse in un lontano miraggio “desertico” Dhafer ha illuminato gli animi, colmato i suoi vuoti apparenti, ripristinato uguaglianze e identità, mentre lo accompagnavano Tigran Hamasyan al pianoforte, Chris Jennings al basso, Mark Giuliana alla batteria e la sua “irriducibile” e meravigliosa sufi-music.

Anna Stromillo

Una contaminazione spirituale in note per un effetto..

28 luglio 2009 Nessun commento

..surreale. Catapultati dentro le viscere di un dialogo dal fascino, a tratti stregonico, del mitico pianista cubano Sosa con lo straordinario trombettista jazz Fresu, un pubblico rapito dalla loro musica come in una pozione magica. Un viaggio sospeso tra l’etnia afro-cubana d’antiche memorie e la liricità creativa di un jazz contemporaneo ma sardo di nascita. Con “Promise” questo il titolo dell’album, i due musicisti suggellano definitivamente un percorso musicale di scambio e arricchimento reciproco con un tour dai toni caldi, ammalianti e sperimentali nell’esternazione della propria singolarità espressiva a tratti elettronica. Tra raffinati virtuosismi stilistici e improvvise virate d’improvvisazione jazz il duo Sosa-Fresu ha letteralmente cullato il suo pubblico nella splendida cornice del Belvedere di villa Rufolo a Ravello festival. Un appuntamento con la musica che nuovamente ha travalicato confini,storie, culture e sonorità per una pura immersione nell’inatteso surreale in musica. Spiritici lamenti di lontano si mescolavano piacevolmente al soave suono riprodotto dei fiati del maestro Fresu come in un gioco di commistioni alchemiche e quasi immediate, “stranamente” spontanee. Di certo una combinazione quasi astrusa ma che funziona e molto bene anche quando giunge con estrema eleganza ai limiti di un rinnovato Miles Davis.

Omar Sosa e Paolo Fresu

Omar Sosa e Paolo Fresu

Delirio e partecipazione per una mescolanza e una fisicità del tutto nuova e stravagante. L’apparente piccola mole del Fresu ripiegato, a piedi nudi, sulla sua tromba, fiancheggiava la prestanza corporea del Sosa quasi in un gioco d’alternanze speculari che fondendosi l’una dentro l’altra parevano partorire un altro spirito, quello nuovo, quello della loro musica, quello di “Promise”. Un’avventura nuova e una sperimentazione a confronto che grazie alla forza del potere espressivo della sola musica ha narrato silenzi e parole d’oltre ogni geografia, idiomi e categorie, stili e culture per incontrarsi su nuove strade dell’anima, quella universale. Santeria e menhir insieme, mescolati come uniche facce di mille volti racchiusi, purtroppo, in soli 90’. In un’unica sferzata di coraggio espressivo un tuffo nella musica onirica, quella che viaggia, quella vera, quella profonda, connaturata solo nei grandi spiriti. ..Mentre intanto prosegue il tour di Omar Sosa e per saperne di più visitare il sito: www.cartadamusica.it

Anna Stromillo

Promise Duo Tour

20 luglio 2009 Nessun commento

Omar Sosa

Omar Sosa e Paolo Fresu sono senza dubbio due musicisti eccezionali che, tra utopia e realtà, ci forniscono un’allegoria dello scambio artistico universale. Dopo essersi sfiorati a più riprese in una lunga frequentazione dei palchi delle più prestigiose manifestazioni internazionali, il vero primo incontro avviene a Berchidda, nell’estate del 2004, quando Fresu invita il pianista cubano ad esibirsi al festival di cui cura la direzione artistica. Il pianoforte di Sosa giace all’ombra di un grande ulivo, Fresu e la sua tromba, arrampicati su un grande ramo di quell’albero, sembrano abbracciarli entrambi.

Quel momento sancisce una lunga e profonda amicizia, l’avvio di uno scambio artistico che non si è mai più fermato. Nel 2007 esce “Promise” album che vede Fresu ospite dell’Afreecanos quartet di Sosa e su quel repertorio, i due, per la prima volta, si confronteranno dal 24 luglio con un tour di sette date. Un repertorio imprevedibile quello che l’inusuale duo rivestirà di eclettismo, di curiosità e di voglia di sperimentare. Esplorazione delle radici della musica tradizionale, una miscela di armonie jazz ed elettronica.

L’Africa e la Santeria, la Sardegna e i suoi Menhir, sullo sfondo o in primo piano, ospitano l’incontro di questi due straordinari musicisti che si innalzano fino ai vertici di Miles Davis: quello liricamente straziato e quello acido e aperto all’elettronica.

Omar Sosa: pianoforte, Fender Rhodes, electronics

Paolo Fresu: tromba, flicorno, electronics

Villa Rufolo, 25 Agosto – Ravello

Omar Sosa: pianoforte, Fender Rhodes, electronics

Paolo Fresu: tromba, flicorno, electronics

Villa Rufolo, 25 Agosto – Ravello