Home > Interviste > Enzo Avitabile al Premio Tenco

Enzo Avitabile al Premio Tenco

A proposito del Tenco..

Finalmente premiata la musica d’autore. Nel vorticoso ingranaggio dei fasulli circuiti promozionali l’Italia difficilmente promuove e porta a conoscenza dei più le imprese ardue, quelle di contenuto, quelle “difficili” per intenderci, esse non portano denaro, né attenzione dei media, né sponsor e così niente live, né contratti veri, mentre il messaggio letale che arriva è: se fai cultura stai a casa a meno che non rientri in logiche precostituite di potere!… Abituato il pubblico alla facilonerie d’occasione di “sole-cuore-amore” o peggio, di ciò che troneggia solo dal piccolo schermo, o, attraverso le vie web (dei più giovani tecnologizzati) la cultura della musica va perdendo sempre più la sua originaria identità di scelta appassionata divenendo oggi addirittura “feticismo” o minoranza cult. Quest’anno in risposta a tutto ciò finalmente protagonisti autentici della musica italiana: Max Manfredi, Enzo Avitabile, Elisir e Ginevra Di Marco. Intanto noi leggiamo cosa ha significato per Enzo Avitabile questo riconoscimento…

Enzo Avitabile

…per la XXXIV ed. del Premio Tenco miglior disco dell’anno a Enzo Avitabile con “Napoletana” ( Sudarte ed.). Un progetto sincero e appassionato, teso alla ricerca e al recupero della tradizione partenopea ma contemporaneamente proiettato verso il futuro. Verso il futuro laddove parla e discute come in una preghiera rivolta a un creatore, quello di tutti. Rinnova e reinterpreta un classico napoletano come “Carmela” alla luce della maestria del grande Sergio Bruni e Salvatore Palomba. Un ritorno alla napoletanità che ama recitare in questo disco una curiosa simmetria di accordi e sonorità che ricalca la quadratura di un cerchio emotivo che insegue il primo brano di apertura “Don Salvatò” e l’ultimo “Carmela”. La necessità di costruire uno strumento come la pentarpa, e in legno e rame, un fiato che racchiude le sonorità di un sax e dell’antica ciaramella sottolinea la necessità di Avitabile di esprimere nuovamente idiomi linguistici rinnovati e creativi. Alle soglie di un nuovo anno accademico che lo vedrà protagonista al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma docente di cattedra per la “World-music” abbiamo tentato di carpire le sue emozioni al ricevimento del Premio Tenco che lo vedrà protagonista tra il 12 e il 14 novembre prossimo al Teatro Ariston di San Remo.

Enzo, cosa hai provato all’annuncio della tua vittoria in un contesto internazionale come il Premio Tenco che finalmente ha consacrato la ri-scoperta della “tua” napoletanità?

“Un’immensa gioia, sono arrivato secondo per due anni consecutivi con ben due progetti artistici, uno con i Bottari di Portici e l’altro con un brano di musica sacra-popolare, ma questa volta ce l’ho fatta. Vorrei che sia inteso come il mio personale riconoscimento a Napoli, alla provincia della mia città e ai tanti giovani che continuano a credere e sopravvivere al messaggio della musica. Sono fiero inoltre d’essere riuscito a far riconoscere nella musica di nostra provenienza “quella sana”, quella creativa, quella che preserva l’arte dalla contemporanea contaminazione del neo-melodico..”

Enzo Avitabile

Che rapporto hai con i giovani e cosa credi si aspettino da te gli studenti di Santa Cecilia quest’anno?

“Sono molto fiero di poter inaugurare questo corso di world-music perché credo fermamente nella comunicazione creativa che parte dal cuore ed è capace di raggiungere i cuori di chi ti ascolta ed anche ai miei concerti è pieno di ragazzi che ogni volta mi ri-vedono sotto un’altra veste. Mi sente libero attraverso la loro partecipazione di “indossare” ciò che credo, sempre, e questo loro lo avvertono”.

Tu che sei un portavoce del recupero della tradizione che significa per te esattamente “contaminazione”, termine ormai abusato..

“Il recupero della tradizione nel cemento è parte integrante del mio discorso didattico e musicale, contaminazione per me significa recupero dell’identità culturale storica e mescolanza epocale che attraverso la ri-connotazione linguistica del messaggio sia capace di coniare nuovi significati ma sempre attraverso ciò che è l’eredità di un popolo senza la quale è puro colonialismo o peggio, pseudo-ricerca intellettuale e null’altro”.

Anna Stromillo

  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...