…un concerto empatico e misterico come nell’autentica tradizione tunisina ma abbigliata in jazz. Dhafer Youssef q.tet si è fermato alla xv ed. di Ethnos, diretto da Gigi Di Luca, a Villa Bruno di San Giorgio a Cremano. In un’atmosfera rarefatta come di suoni atavici, d’origine, a tratti, fetale, si mescolava l’altisonanza e la sofisticata ricercatezza elettronica e jazz per una commistione simbiotica d’occidente/ d’oriente. Il sound della musica sufi ben mescolata a un’esigenza di contemporaneità non ha stravolto la peculiare capacità espressiva di Youssef che, attraverso il suo connaturato rapporto tra la sua voce e il oud tradizionale, ha mantenuto ferme le sue radici incontrando i suoi meravigliosi amici proprio a metà strada. Difficile la combinazione, laddove l’infinita capacità espansiva e metaforica dei suoi suoni d’origine, caldi e immediati avrebbero potuto cedere alla solida e “mediata” tentazione jazz, a tratti divenuto free-jazz e invece, tranne che in qualche sporadico istante, questo non è avvenuto, lui ha mescolato alla perfezioni origini, ritmi e culture diverse, insieme.

Dhafer Youssef q.tet
Interprete da anni di questa operazione artistica Dhafer ha praticamente da sempre esplorato la sintesi musicale operata nel connubio tra culture a confronto ed in questa occasione, con l’ausilio di un pubblico appassionato del genere e soprattutto duttile e preparato a questi esempi di world-music, ha fatto nuovamente centro. Evocazioni mediterranee ed assoli di incalzanti percussioni hanno accompagnato il suo percorso i note in un live di eccellente qualità espressiva. La sua vivace solarità comunicativa ha reso inoltre fortemente aggregante l’esibizione live donando allo spettacolo quella comunione spirituale in più tale da impreziosire anche la sua stessa magia musicale. Come acqua che sgorga da rocce sperse in un lontano miraggio “desertico” Dhafer ha illuminato gli animi, colmato i suoi vuoti apparenti, ripristinato uguaglianze e identità, mentre lo accompagnavano Tigran Hamasyan al pianoforte, Chris Jennings al basso, Mark Giuliana alla batteria e la sua “irriducibile” e meravigliosa sufi-music.
Anna Stromillo








