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Archivio per la categoria ‘Recensioni’

Edoardo Bennato: l’uomo contro che ha saputo e sa dire di NO

24 luglio 2010 Nessun commento

Eravamo in pieni anni ’70 ed il buon Edoardo Bennato nei suoi tour e nel circuito dei “venti stadi” imponeva per sé ed i suoi il prezzo d’ingresso a mille lire. Era quasi una consuetudine per taluni sentir dire “la musica è gratis e ce la riprendiamo..”. Poi sono trascorsi i tempi, le mode, i costumi, il sound e i suoi contenuti, tanto che non ci si chiede neanche più cosa fa tendenza o meno, mentre lui, Edoardo si chiede: “..non so più neanche se è un bene oggi essere in contro-tendenza..”. Ma intanto a distanza di ben sei anni da un live nella sua città ha scelto proprio Napoli per presentare il suo nuovo album “Le vie del Rock sono infinite”. Mentre, con ironia e provocazione consapevole afferma che :“l’Italia è sì una repubblica, ma fondata sul calcio, e poiché Pirlo non ci sarà è piuttosto difficile immaginare un’idea di unità nazionale..” Edoardo, già in vetta alle hit radiofoniche dei maggiori network nazionali ha, in chiusura, affermato, fedelmente a quando la Ricordi bocciò in apertura il suo indimenticabile “Non farti cadere le braccia” che: “..il rock in fondo è l’unica possibilità per riscattarci dalla soggezione anglo-americana, anche se io ascolto il rock da quando avevo cinque anni..

..Il grande “Re Leone”, giusto per parafrasare il suo inimitabile stile favolistico ed evocativo, è tornato, a cantare, a restare “contro”, ad essere infinitamente rock, proprio lì tra le mura della sua città. Edoardo Bennato a Napoli ha rifatto centro e presentato la sua storia in musica e la sua inossidabile verve creativa. Un nuovo album “Le vie del rock sono infinite” (Universal), un Premio come miglior testo dell’anno per il brano “E’ lei” direttamente da Mogol, i Campi Flegrei, e un pubblico di giovanissimi e irriducibili fans in delirio. Un concerto straordinario, quello di Edoardo, che ha inaugurato la 53° ed. della Fiera della Casa alla Mostra d’Oltremare e che, a testimonianza della sua smisurata passione per il rock, ha ripercorso in circa due ore piene di spettacolo il proprio essere e l’essenza della sua creatività artistica e musicale.
Un viaggio tra passato e presente che non ha lasciato dubbi né perplessità, resta un grande nella storia della musica e gli anni trascorsi, se è possibile, gli hanno restituito una straripante forza espressiva e “rockettara” più carica e densa forse addirittura dei suoi esordi, erano gli anni ’70. Ma in piena atmosfera calcistica mondiale l’apertura della serata è stata affidata, come previsto, al brano “Un’estate italiana” che però il nostro amico Edoardo ha, così ,amabilmente riadattato in versione reggae ed a seguire una lunga carrellata di successi e novità che dal lontano “Abbi dubbi”, passando per “Il Capitan Uncino”, “Mangiafuoco”, “Rinnegato” “Il gatto e la volpe” è arrivato ad oggi, al suo fortunato riscatto che, in pochissime settimane lo ha portato in vetta a tutte le classifiche radiofoniche italiane. Un disco e un concerto decisamente rock in cui la predominanza delle chitarre è massiccia e la presenza di Giuseppe Scarpato risulta più che mai vivace sebbene molto bene equilibrata con la componente ritmica, armonicistica e corale dello stesso Edoardo oltre che degli altri compagni di viaggio. Ciò che sorprende ancora della sua vena compositiva è la sua straordinaria capacità, assolutamente inalterata, d’essere attuale pur senza rinnegare mai le sue radici, ma rinnovandosi attraverso sé stesso e ciò che ha, nel tempo incontrato, ascoltato, vissuto ed assaporato. La contemporaneità dei suoi testi, parliamo anche dei tanti suoi vecchi successi, è straordinaria e ciò che continua a renderlo assolutamente inimitabile è inoltre la sua vena socio-politica, dissacrante e autentica ma che da sempre è riuscito a coniugare ad un ascolto “per tutti”: quello che solitamente fa di un cantautore impegnato una èlite in lui diviene un successo popolare, pochi ci riescono. Un nuovo successo per Edoardo e un rinnovato orgoglio per la nostra musica che, attraverso le note di due brani, forse i più significativi dell’album, come “C’era un Re” e “Per Noi” restituisce appieno il senso alla musica d’autore: narra così di un’unità nazionale cercata in ipotesi mai verificate e quindi silente ma ribelle e una nuova verità sul sogno di un’uguaglianza sociale sperata e combattuta sino in fondo, da tutti, da noi, vicini o lontani, amici, dissidenti, eroi o perdenti.

Anna Stromillo


Peppe Voltarelli – “Ultima notte a MalàStrana”

25 giugno 2010 Nessun commento

Un biglietto di A/R, una terra lontana, eppure così vicina;.. strisciante fin dentro le ossa.
Peppe Voltarelli..scorre come sangue nelle vene “Ultima notte a MalàStrana”. Come ossessivi e reiteranti canti d’emigrazione si susseguono come in un tumulto le sue note, arrabbiate, malinconiche,
sussurrate, ironiche e sbeffeggianti . Peppe Voltarelli è al suo terzo disco da solista e, dopo il primo “Distratto..ma però” e il successivo grande live “Duisburg, Nantes, Praga”, nuovamente una quadratura del cerchio. Un disco sincero e appassionato che, attraverso una nuova e accattivante ricerca stilistica e melodica, ri-percorre tutti gli anni di musica vissuti, tutti i luoghi osservati, le facce incontrate, tutti i colori e i sapori inespressi e li ri-coniuga con talentuosa espressività contemporanea. Brani come “Il Paese dei ciucci”, “Stà città”, “Gli anarchici”, in omaggio al grande Leo Ferrè ed intepretata al fianco di Enriquez, oltre a “Iamavanti” che apre e chiude l’intero CD e la stessa “Ultima notte a Malàstrana”, che dà il titolo all’album, risuonano come icone di un grande unico messaggio, l’orgoglio delle proprie radici esportate, arricchite e ritornate in patria.

Un viaggiatore che a tratti pare non essersi mai spostato di lì, nonostante sparse tracce di memoria idiomatiche si mescolino ancora, ma quasi come veicolo primo, di un unico grande bisogno: esserci, con coraggio e fierezza storica. Attraverso la sua scelta musicale d’essere un cantastorie dallo spirito europeo attinge con semplicità ed eleganza a rarefatte atmosfere andaluse, mitteleuropee, folk-mediterranee ed al tempo stesso ad un sorprendente swing, in “Scarpe rosse impolverate” per ri-coniugare un viaggio, il suo. Prestigiose le collaborazioni che impreziosiscono inoltre il suo cammino cantautorale da Finaz della Bandabardò a Roy Paci, Sergio Cammariere e Pau dei Negrita in occasione del suo “Distratto ma però”, distribuito inoltre sino in Canada, Stati Uniti e Messico ed aver ricevuto numerosi riconoscimenti cinematografici per il film “Fuga dal Call Center”.

Peppe Voltarelli ha saputo negli anni da “Il Parto delle nuvole pesanti” in poi passare con grande agilità dal cinema al teatro, passando per la narrativa e ritornare alla musica: lo ha fatto con grandissima verve interpretativa anche nella recente ed. del Concerto del I Maggio in P.zza S.Giovanni dove con inequivocabile maestria ci ha regalato un’indimenticabile versione di “Malarazza” e “Onda Calabra”. Quest’ultimo suo lavoro rappresenta decisamente un passo in avanti, nella maturazione del suo percorso di ricerca, e nella sintesi espressiva verso la quale sembra essersi orientato. Un disco asciutto, ben fatto, originale e testimone di una creatività rinnovata nell’attuale panorama musicale. Insomma una bella novità discografica, da ascoltare e suggerire, per far bene e.. riflettere.

Anna Stromillo

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Igloo

21 giugno 2010 Nessun commento

IglooCamminavo per strade deserte, gremite di volti sconosciuti mentre il rincorrersi dei clacson in fuga continuavano a fucilarmi. Un caldo denso e pesante, vie lontane mi barricavano il decollo, pensieri in tumulto assecondavano il mio passo, divenuto intanto veloce e deciso, e verso indirizzi mai scorti. Poi d’improvviso tutto si è rarefatto come in un volo spiccato lì per lì, una brezza leggera mi ha sorpreso mentre cominciavo a scorgere tra la gente volti familiari, e profumi mediterranei, ritmi incalzanti e impeti di travolgenti memorie si impossessavano di me e del mio incedere leggero e fresco d’azzurro..”Igloo” mi aveva penetrato nel frastuono di un caos annunciato e portata via pian piano, così magicamente come fosse la prima volta che ascoltassi note, vere, evocative, potenti seppur delicate. Conobbi così Remo Anzovino, attraverso un vecchio auricolare di un sedicente compact disc portatile e in quell’istante compresi tutta la verità di una composizione, la sua.

Al suo terzo lavoro discografico, Remo Anzovino pubblica “Igloo”, una piccola sinfonia x orchestra e duetti contemporanei (Odd Times Records) Egea distr. Un lavoro composito ma immediato ed autentico nella sua freschezza espressiva ed evocativa. Sono note che arrivano dal fondo di uno schermo sbiadito di un vecchio film in bianco e nero, melodie ancestrali per composizioni mescolate a visioni di un mondo contemporaneo che osserva pur restando lì sotto l’occhio impetuoso di tutti, di noi, di chi è andato via, di chi ritorna, di chi ha memoria e chi, esule, continua a sognare. Un disco maturo che per la giovane età del suo autore, Remo Anzovino nasce nel 1976, resta una delle novità più interessanti dell’attuale panorama musicale italiano ed internazionale grazie soprattutto ai prestigiosi nomi che lo hanno affiancato in questo nuovo “avventuroso viaggio tra i ghiacciai del mondo” Igloo, e che sono Franz Di Cioccio, Gabriele Mirabassi, Enzo Pietropaolo, Bebo Ferra, Francesco Bearzatti, e Luca Aquino. In un delicato gioco d’alternanze i movimenti sinfonici codificati ed affidati ad un orchestra di oltre quaranta elementi fanno da contrappunto ad eleganti duetti tra piano ed altri strumenti che lo stesso Anzovino ed i suoi compagni ci regalano. Tra piogge sottili e rarefatte nuove aurore, il viaggio di queste dodici tracce segna, come “tappe di ritrovate stazioni emotive”, un percorso da vivere e da assaporare sino in fondo, in un’ora, un giorno o una vita. Mentre intanto Remo Anzovino dopo i suoi precedenti lavori “Dispari” (2006) e “Tabù” (2008) sembra voglia dirci di restare in attesa, la sua prossima perla sarà targata 2012?
Anna Stromillo

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Joe Barbieri e la sua “Meravigliosa Dimora” al Bluestone di Napoli

13 gennaio 2010 Nessun commento

Joe BarbieriJoe Barbieri e la sua“Meravigliosa Dimora” a Napoli, a cavallo tra la privata narrazione intimista di un poeta e il calore di un sound “From Bahia” e poi..tanto ancora..di sé, di noi, di tanti….

Atmosfere rarefatte, calde sonorità e un sound intriso di intimistica voglia di narrare emozioni, storie, facce e unicità affettive. Questo, corredato di un’eredità musicale che, da Gilberto Gil salta agli chansonnier francesi sino a toccare la lontana Cuba e i nostri grandi nomi by-night, è la “Maison Maravilha” di Joe Barbieri. Un successo annunciato per un vincente anno da protagonista che il Barbieri ha voluto festeggiare nella sua città, al Bluestone di Napoli.

Ventimila copie vendute per un disco esportato in ben dodici paesi che ha nuovamente consacrato il “cantore dell’anima” ad essere una realtà contemporanea interessante, soffice e senza sbavature di genere per un live che ha nuovamente riscaldato i cuori e fatto sognare i tanti accorsi in Via Chiaia. Brani come “Malegria”, “Cristalli di sabbia”, e “Lacrime di coccodrillo”, cantata nel disco in compagnia della straordinaria Chiara Civello, sono solo alcuni dei passi solcati nel suo viaggio-concerto da cantautore raffinato ed elegante. Una ricercatezza lirica e testuale che sembra, talvolta, coniugare tempi diversi da quelli attuali in musica, in cui sempre più spesso la libertà compositiva cita sé stessa o al massimo si clona in reiterate immagini sonore, da cui il nostro Joe si tiene ben distante.

Uno spettacolo ben concepito e molto sentito che non ha escluso appassionati omaggi musicali come quelli resi al grande Luigi Tenco e Bruno Martino. “Maison Maravilha”, pubblicato a distanza di circa quattro anni dal precedente successo discografico “In parole povere” è un disco maturo che denota una crescita artistica ed emozionale che ha di fatto condotto Barbieri ad aver eseguito molto più di un passo avanti. Impreziosito dalla presenza della grande Omara Portuondo, già indimenticabile voce di “Buena vista social club”, l’album risulta essere quasi un’intima narrazione d’amore e di vita e spesso giocato melodicamente in levare, per sottrazione: quella che nella vita preferisce “sentire” piuttosto che riferire. Barbieri, produttore, cantante e compositore vanta prestigiose collaborazioni musicali nel panorama italiano, tra tutte ricordiamo quella con Pino Daniele, Mario Venuti e Patrizia Laquidara condotti sotto variegate e diffuse vesti artistiche nonostante abbia con forza e delicata passione dimostrato la sua carta vincente, quella che lo vede indissolubilmente legato alla canzone d’autore italiana riconoscendogli inoltre l’assegnazione del Premio Lunezia Popon 2009.

Anna Stromillo

Incantesimi, magiche pozioni e tante sonorità..

6 ottobre 2009 1 commento

Paola Donzella..si sono miscelate per una ricetta tutta da assaporare, “Pere e Cioccolato” targato, ovviamente, Elisir. Vincitore del Premio Tenco miglior disco d’esordio dell’anno, traghettato dal viaggio di Paola Donzella, il gruppo, nato da un progetto del 2002, ha travalicato i confini della cosiddetta “musica difficile”, “poco delineata”, “troppo elitaria”, insomma è andato oltre tutto quello che gira intorno alla “non” musica. Finalmente, invece, è stata musica. Una mescolanza di atmosfere e sonorità che contraddistingue in modo elegante e suggestivo la ricerca artistica del suo messaggio in un’altalenanza di mondi che, dagli anni ’30 della nebbia parigina salta brillantemente verso swing ritrovati e tradizionali poeticità d’autore.

Ma “Pere e cioccolato” non tradisce le origini della sua madre terra, la Sicilia e dei suoi precisi contorni stilistici mediterranei risuonando a tratti anche nel mondo elettro-rock. Descrittivo l’andamento narrativo dei testi che la Donzella ha navigato a lungo parlando di fantastici e immaginari personaggi onirici, talvolta reali, che paiono sovrastare l’assoluta musicalità dell’intero disco. Già vincitori del Telefilm Festival 2009 e reduci dal sold-out del Bluenote di Milano trasmesso in diretta da Radio Montecarlo, gli Elisir si accingono a riprendere il loro fortunato tour invernale mentre continua a risuonare nei principali net-work nazionali il loro personalissimo “Elisir”.

L’impronta classica di Paolo Sportelli, compositore, arrangiatore e direttore artistico del progetto, si sente nell’interezza espressiva dei brani mentre l’eleganza dell’intera formazione, contrabbasso, chitarra, batteria e fiati contraddistinti da prestigiosi nomi della musica italiana come Daniele Petrosillo, Daniele Gregolin, Walter Calloni, Fabrizio Bosso, Bebo Ferra, Javier Girotto, Stefano Bagnoli e Piero Salvatori, lascia libero qualunque accostamento di genere oscillante tra Django Reinhardt, Debussy e Satie. Atmosfere rarefatte d’antichità perdute e sferzanti scintillii di quotidiane anchilosi scivolano leggere in una “ricetta” d’Elisir tutta da assaporare.

Il disco (Sottolaluna e Odd Times Record- Egea Distr.) è attualmente in vendita presso i migliori negozi mentre intanto noi, rallegrati di apporre in vetrina un simile esempio cantautorale diamo il benvenuto a questa nuova ricetta d’arte e musica solleticati ancora una volta dalla golosa voglia di ri-assaporare questo mix di “Pere e cioccolato”.

Anna Stromillo

Antonio del Gaudio Q.tet – All’alba del Teatro-Canzone

18 agosto 2009 Nessun commento

Antonio Del Gaudio

Ironia sferzante e note d’autore per un incontro riavvicinato con.. il teatro-canzone di Antonio Del Gaudio. Sarà ospite di Un’Estate al Madre il 24 agosto con una proposta tributo dal titolo “All’alba del teatro-canzone”. Presente nella sezione “Cover, l’Arte a 33 giri” Antonio Del gaudio q,tet presenta uno spettacolo-narrazione in musica, dagli esordi del genere ai giorni nostri. Vincitore del Festival Giorgio Gaber ed. 2008 e già finalista del Premio Ciampi, oltre a numerose partecipazioni tra cui si annoverano il “Nick La Rocca jazz Festival”, il “Premio Massimo Troisi”, “ComicsxAfrica” e il “Premio 29 settembre”, Del Gaudio, recentemente accostato al primo Jannacci, è attualmente impegnato nella realizzazione del suo primo singolo. Il suo concerto, concepito nell’ordine di un omaggio al grande Gaber e ai più rappresentativi protagonisti del teatro-canzone come lo stesso Enzo Jannacci e il fantomatico duo Cochi & Renato, proporrà anche uno spaccato d’anticipazione live dei suoi nuovi brani. Esponente di una generazione dedita alla riscoperta della “nouvel vague”, e di una canzone d’autore intimista e tragi-comica, Del Gaudio può definirsi, senza troppe forzature, l’ultimo intelligente esempio di rivisitazione demenzial-teatrale dell’espressione d’autore in note. Interprete e creatore di personaggi surreali e sfumati, a tratti, d’una autentica verve “fantozziana”, è capace di coniugare amabilmente la narrazione sarcastica dell’ottusità all’elegante poesia d’autore capovolgendone sempre limiti e connotati. Ama parlare e inneggiare ai perdenti, quelli che preferiscono la sottrazione all’esponenziale reiterazione, per ritrovarsi come in un poetico effetto straniamento, a dialogare nuovamente con sé stesso. Ricercatezza d’autore e delirante esplorazione autocosciente coniugate insieme alla perfezione, per un’incursione nell’epoca più esilarante della nostra storia e del teatro-canzone italiano. Dalle ore 21, lunedì 24 agosto, sarà in concerto con “All’alba del teatro-canzone” Antonio Del Gaudio presso il Museo Madre di Napoli. Lo accompagneranno Lorenzo Sorbo alla viola, Salvatore Ponte al contrabbasso e Dario Guidobaldi alla batteria.

Per informazioni:

http://www.scatolasonora.org/attivita.php?action=concerto&stagione=4&tipo=&concerto=38

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CLAUDIA CANTISANI TRIO AL MADRE – Napoli

15 agosto 2009 Nessun commento

Claudia Cantisani

Un gran ritorno in chiave jazz per un tributo alla poesia di Fabrizio De Andrè. Dopo il successo ottenuto a Effetto Sabato” su Rai Uno e il suo tour promozionale dello spettacolo “Il Fantastico mondo delle Pescherie” Claudia Cantisani sarà il 17 agosto al Museo Madre di Napoli con un omaggio alla canzone d’autore dal titolo “Raccon…TIAMO Faber e gli altri”. Presente nella sezione “Cover, l’Arte a 33 giri” la Cantisani, cantautrice lucana d’ispirazione swing-jazz e una straripante verve vocale omaggerà, in trio, la sua storia in musica, quella di tutti noi. In “Raccon..TIAMO Faber e gli altri” si rincontreranno i brani d’epoca più rappresentativi della scuola cantautorale italiana, seguendo una linea rivisitata di ciò che sono stati Fabrizio de Andrè, Ivano Fossati, Paolo Conte e la poesia in note di quegli anni. Non mancheranno incursioni nelle sue attuali proposte con brani inediti dal taglio più propriamente jazz. Un’occasione partenopea con la cultura musicale della nostra storia supportata da una grande mostra dal titolo omonimo che riserverà non poche sorprese, dai vinili originali in esposizione alle numerose possibilità di ascolto dei più grandi del rock e della musica, dagli anni ’70 in poi, oltre a video-installazioni, foto, riviste e reperti d’epoca. Un tuffo d’amarcord per una storia in note mai dimenticata proposta nello splendido scenario della imponente rassegna “Un’Estate al Madre” realizzata in collaborazione artistica con “Scatola Sonora”, Eugenio Ottieri e Marco Apolloni. Musica live di gran classe e spaccati d’epoca per uno spettacolo a tutto tondo che sembra lanciare una nuova sfida d’autore ponendo a confronto la storia, la sua interpretazione e i suoi lasciti come nel recupero di un’eredità preziosa da custodire, da vivere e ri-assaporare. Lunedì 17 agosto alle ore 21 un nuovo appuntamento con la composizione d’autore da non perdere mentre accompagneranno sul palco la Cantisani, Felice Del Vecchio al piano e Sandro Foà alle percussioni.

Ore 21.30

Ingresso € 10.00

Fonte: scatolasonora.org

”Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare”..

31 luglio 2009 Nessun commento
Vinicio-Chinaski

Vinicio Capossela - Vincenzo Costantino

..sbeffeggia in apertura il poetador Chinaski, Mr. Pall. Un incontro di boxe su di un ring inedito e metafora di vita per i due grandi protagonisti di scena, Vinicio Capossela e Vincenzo Costantino. Tratto da un libro, scritto appunto a quattro mani, è stato nella P.zza d’Armi di Castel Sant’elmo, in esclusiva per Ethnos, portato in scena “In Clandestinità – Mr Pall incontra Mr. Mall”.

Un reading poetico musicale che nella sua originalità espressiva ha riempito fino all’inverosimile lo spazio platea e per la durata di buoni quindici round ha narrato senza sosta la vita, gli incontri e l’arte di sopravvivere. L’idea, nata da un’amicizia tra i due, suggellata da più di quindici anni, è stata realizzata per omaggiare Napoli, città dalla quale lo stesso Chinaski mancava da ben tredici anni con un reading portato all’epoca al Maschio Angioino e che gli valse l’umoristica riflessione: “sono emozionato, è la prima volta che entro in un maschio..”.

Ne hanno fatta di strada i due campioni sino ad oggi, ed ora che quel match sotto le stelle è finito a noi resta solo il vuoto, riempito per solo un’ora e mezzo, di una vita senza poesia; quella stessa poesia che Capossela è riuscito con coraggio e spavalderia ad esportare dalla sua vita nel cuore di tutti, quei trentenni che affollavano la piazza. E pensare che ci si è così appiattiti da consolidare erroneamente l’idea che il pubblico “d’elite” sia sparito e che occorrerebbe “ri-creare” un target. Fandonie! C’è chi ama la pienezza e per fortuna era tutto lì, quella sera. Narrazioni fatte di ricordi, passioni, bicchieri svuotati e soldi da contare, donne da rincorrere, sperare e ri-gettare perché traditrici” di un sogno, quello infantile, quello di tutti gli uomini..! Basterebbe capirli..in fondo.

E poi ancora immagini bukowskiane, di derivazione a tratti, milleriane, o d’un lontano Hemingway hanno accomunato generazioni di fans e tutti noi per una ri-lettura di verità sbiadite. Contenuti, sbeffeggiamenti, dissacrazioni, ironia e sarcasmo ma conditi con la musica, quella stessa sottratta a similitudini, e assonanze d’occasione, quella musica, quella di Vinicio. Sarebbe stato in palio il titolo di “Clandestinità” ma i due, come nella vita, hanno nel loro “personale” match gettato la spugna per ritrovarsi nuovamente uniti in un forte e simbolico abbraccio, così come vecchi compagni d’avventura.

Una magia intinta di musica e poesia che Mr. Pall e Mr. Mall ( parafrasando la marca delle sigarette) hanno voluto regalare a questa città e che Ethnos ha raccolto, vincendo nuovamente, anch’essa, il suo quindicesimo round!

Anna Stromillo

..come sospeso tra più fusion mediterranee

28 luglio 2009 Nessun commento

…un concerto empatico e misterico come nell’autentica tradizione tunisina ma abbigliata in jazz. Dhafer Youssef q.tet si è fermato alla xv ed. di Ethnos, diretto da Gigi Di Luca, a Villa Bruno di San Giorgio a Cremano. In un’atmosfera rarefatta come di suoni atavici, d’origine, a tratti, fetale, si mescolava l’altisonanza e la sofisticata ricercatezza elettronica e jazz per una commistione simbiotica d’occidente/ d’oriente. Il sound della musica sufi ben mescolata a un’esigenza di contemporaneità non ha stravolto la peculiare capacità espressiva di Youssef che, attraverso il suo connaturato rapporto tra la sua voce e il oud tradizionale, ha mantenuto ferme le sue radici incontrando i suoi meravigliosi amici proprio a metà strada. Difficile la combinazione, laddove l’infinita capacità espansiva e metaforica dei suoi suoni d’origine, caldi e immediati avrebbero potuto cedere alla solida e “mediata” tentazione jazz, a tratti divenuto free-jazz e invece, tranne che in qualche sporadico istante, questo non è avvenuto, lui ha mescolato alla perfezioni origini, ritmi e culture diverse, insieme.

Dhafer Youssef q.tet

Dhafer Youssef q.tet

Interprete da anni di questa operazione artistica Dhafer ha praticamente da sempre esplorato la sintesi musicale operata nel connubio tra culture a confronto ed in questa occasione, con l’ausilio di un pubblico appassionato del genere e soprattutto duttile e preparato a questi esempi di world-music, ha fatto nuovamente centro. Evocazioni mediterranee ed assoli di incalzanti percussioni hanno accompagnato il suo percorso i note in un live di eccellente qualità espressiva. La sua vivace solarità comunicativa ha reso inoltre fortemente aggregante l’esibizione live donando allo spettacolo quella comunione spirituale in più tale da impreziosire anche la sua stessa magia musicale. Come acqua che sgorga da rocce sperse in un lontano miraggio “desertico” Dhafer ha illuminato gli animi, colmato i suoi vuoti apparenti, ripristinato uguaglianze e identità, mentre lo accompagnavano Tigran Hamasyan al pianoforte, Chris Jennings al basso, Mark Giuliana alla batteria e la sua “irriducibile” e meravigliosa sufi-music.

Anna Stromillo

Una contaminazione spirituale in note per un effetto..

28 luglio 2009 Nessun commento

..surreale. Catapultati dentro le viscere di un dialogo dal fascino, a tratti stregonico, del mitico pianista cubano Sosa con lo straordinario trombettista jazz Fresu, un pubblico rapito dalla loro musica come in una pozione magica. Un viaggio sospeso tra l’etnia afro-cubana d’antiche memorie e la liricità creativa di un jazz contemporaneo ma sardo di nascita. Con “Promise” questo il titolo dell’album, i due musicisti suggellano definitivamente un percorso musicale di scambio e arricchimento reciproco con un tour dai toni caldi, ammalianti e sperimentali nell’esternazione della propria singolarità espressiva a tratti elettronica. Tra raffinati virtuosismi stilistici e improvvise virate d’improvvisazione jazz il duo Sosa-Fresu ha letteralmente cullato il suo pubblico nella splendida cornice del Belvedere di villa Rufolo a Ravello festival. Un appuntamento con la musica che nuovamente ha travalicato confini,storie, culture e sonorità per una pura immersione nell’inatteso surreale in musica. Spiritici lamenti di lontano si mescolavano piacevolmente al soave suono riprodotto dei fiati del maestro Fresu come in un gioco di commistioni alchemiche e quasi immediate, “stranamente” spontanee. Di certo una combinazione quasi astrusa ma che funziona e molto bene anche quando giunge con estrema eleganza ai limiti di un rinnovato Miles Davis.

Omar Sosa e Paolo Fresu

Omar Sosa e Paolo Fresu

Delirio e partecipazione per una mescolanza e una fisicità del tutto nuova e stravagante. L’apparente piccola mole del Fresu ripiegato, a piedi nudi, sulla sua tromba, fiancheggiava la prestanza corporea del Sosa quasi in un gioco d’alternanze speculari che fondendosi l’una dentro l’altra parevano partorire un altro spirito, quello nuovo, quello della loro musica, quello di “Promise”. Un’avventura nuova e una sperimentazione a confronto che grazie alla forza del potere espressivo della sola musica ha narrato silenzi e parole d’oltre ogni geografia, idiomi e categorie, stili e culture per incontrarsi su nuove strade dell’anima, quella universale. Santeria e menhir insieme, mescolati come uniche facce di mille volti racchiusi, purtroppo, in soli 90’. In un’unica sferzata di coraggio espressivo un tuffo nella musica onirica, quella che viaggia, quella vera, quella profonda, connaturata solo nei grandi spiriti. ..Mentre intanto prosegue il tour di Omar Sosa e per saperne di più visitare il sito: www.cartadamusica.it

Anna Stromillo