Edoardo Bennato: l’uomo contro che ha saputo e sa dire di NO
Eravamo in pieni anni ’70 ed il buon Edoardo Bennato nei suoi tour e nel circuito dei “venti stadi” imponeva per sé ed i suoi il prezzo d’ingresso a mille lire. Era quasi una consuetudine per taluni sentir dire “la musica è gratis e ce la riprendiamo..”. Poi sono trascorsi i tempi, le mode, i costumi, il sound e i suoi contenuti, tanto che non ci si chiede neanche più cosa fa tendenza o meno, mentre lui, Edoardo si chiede: “..non so più neanche se è un bene oggi essere in contro-tendenza..”. Ma intanto a distanza di ben sei anni da un live nella sua città ha scelto proprio Napoli per presentare il suo nuovo album “Le vie del Rock sono infinite”. Mentre, con ironia e provocazione consapevole afferma che :“l’Italia è sì una repubblica, ma fondata sul calcio, e poiché Pirlo non ci sarà è piuttosto difficile immaginare un’idea di unità nazionale..” Edoardo, già in vetta alle hit radiofoniche dei maggiori network nazionali ha, in chiusura, affermato, fedelmente a quando la Ricordi bocciò in apertura il suo indimenticabile “Non farti cadere le braccia” che: “..il rock in fondo è l’unica possibilità per riscattarci dalla soggezione anglo-americana, anche se io ascolto il rock da quando avevo cinque anni..
..Il grande “Re Leone”, giusto per parafrasare il suo inimitabile stile favolistico ed evocativo, è tornato, a cantare, a restare “contro”, ad essere infinitamente rock, proprio lì tra le mura della sua città. Edoardo Bennato a Napoli ha rifatto centro e presentato la sua storia in musica e la sua inossidabile verve creativa. Un nuovo album “Le vie del rock sono infinite” (Universal), un Premio come miglior testo dell’anno per il brano “E’ lei” direttamente da Mogol, i Campi Flegrei, e un pubblico di giovanissimi e irriducibili fans in delirio. Un concerto straordinario, quello di Edoardo, che ha inaugurato la 53° ed. della Fiera della Casa alla Mostra d’Oltremare e che, a testimonianza della sua smisurata passione per il rock, ha ripercorso in circa due ore piene di spettacolo il proprio essere e l’essenza della sua creatività artistica e musicale.
Un viaggio tra passato e presente che non ha lasciato dubbi né perplessità, resta un grande nella storia della musica e gli anni trascorsi, se è possibile, gli hanno restituito una straripante forza espressiva e “rockettara” più carica e densa forse addirittura dei suoi esordi, erano gli anni ’70. Ma in piena atmosfera calcistica mondiale l’apertura della serata è stata affidata, come previsto, al brano “Un’estate italiana” che però il nostro amico Edoardo ha, così ,amabilmente riadattato in versione reggae ed a seguire una lunga carrellata di successi e novità che dal lontano “Abbi dubbi”, passando per “Il Capitan Uncino”, “Mangiafuoco”, “Rinnegato” “Il gatto e la volpe” è arrivato ad oggi, al suo fortunato riscatto che, in pochissime settimane lo ha portato in vetta a tutte le classifiche radiofoniche italiane. Un disco e un concerto decisamente rock in cui la predominanza delle chitarre è massiccia e la presenza di Giuseppe Scarpato risulta più che mai vivace sebbene molto bene equilibrata con la componente ritmica, armonicistica e corale dello stesso Edoardo oltre che degli altri compagni di viaggio. Ciò che sorprende ancora della sua vena compositiva è la sua straordinaria capacità, assolutamente inalterata, d’essere attuale pur senza rinnegare mai le sue radici, ma rinnovandosi attraverso sé stesso e ciò che ha, nel tempo incontrato, ascoltato, vissuto ed assaporato. La contemporaneità dei suoi testi, parliamo anche dei tanti suoi vecchi successi, è straordinaria e ciò che continua a renderlo assolutamente inimitabile è inoltre la sua vena socio-politica, dissacrante e autentica ma che da sempre è riuscito a coniugare ad un ascolto “per tutti”: quello che solitamente fa di un cantautore impegnato una èlite in lui diviene un successo popolare, pochi ci riescono. Un nuovo successo per Edoardo e un rinnovato orgoglio per la nostra musica che, attraverso le note di due brani, forse i più significativi dell’album, come “C’era un Re” e “Per Noi” restituisce appieno il senso alla musica d’autore: narra così di un’unità nazionale cercata in ipotesi mai verificate e quindi silente ma ribelle e una nuova verità sul sogno di un’uguaglianza sociale sperata e combattuta sino in fondo, da tutti, da noi, vicini o lontani, amici, dissidenti, eroi o perdenti.
Anna Stromillo
..scorre come sangue nelle vene “Ultima notte a MalàStrana”. Come ossessivi e reiteranti canti d’emigrazione si susseguono come in un tumulto le sue note, arrabbiate, malinconiche,
Camminavo per strade deserte, gremite di volti sconosciuti mentre il rincorrersi dei clacson in fuga continuavano a fucilarmi. Un caldo denso e pesante, vie lontane mi barricavano il decollo, pensieri in tumulto assecondavano il mio passo, divenuto intanto veloce e deciso, e verso indirizzi mai scorti. Poi d’improvviso tutto si è rarefatto come in un volo spiccato lì per lì, una brezza leggera mi ha sorpreso mentre cominciavo a scorgere tra la gente volti familiari, e profumi mediterranei, ritmi incalzanti e impeti di travolgenti memorie si impossessavano di me e del mio incedere leggero e fresco d’azzurro..”Igloo” mi aveva penetrato nel frastuono di un caos annunciato e portata via pian piano, così magicamente come fosse la prima volta che ascoltassi note, vere, evocative, potenti seppur delicate. Conobbi così Remo Anzovino, attraverso un vecchio auricolare di un sedicente compact disc portatile e in quell’istante compresi tutta la verità di una composizione, la sua.
Joe Barbieri e la sua“Meravigliosa Dimora” a Napoli, a cavallo tra la privata narrazione intimista di un poeta e il calore di un sound “From Bahia” e poi..tanto ancora..di sé, di noi, di tanti….
..si sono miscelate per una ricetta tutta da assaporare, “Pere e Cioccolato” targato, ovviamente, Elisir. Vincitore del Premio Tenco miglior disco d’esordio dell’anno, traghettato dal viaggio di Paola Donzella, il gruppo, nato da un progetto del 2002, ha travalicato i confini della cosiddetta “musica difficile”, “poco delineata”, “troppo elitaria”, insomma è andato oltre tutto quello che gira intorno alla “non” musica. Finalmente, invece, è stata musica. Una mescolanza di atmosfere e sonorità che contraddistingue in modo elegante e suggestivo la ricerca artistica del suo messaggio in un’altalenanza di mondi che, dagli anni ’30 della nebbia parigina salta brillantemente verso swing ritrovati e tradizionali poeticità d’autore.













