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Archivio per la categoria ‘Interviste’

Enzo Avitabile al Premio Tenco

24 settembre 2009 Nessun commento

A proposito del Tenco..

Finalmente premiata la musica d’autore. Nel vorticoso ingranaggio dei fasulli circuiti promozionali l’Italia difficilmente promuove e porta a conoscenza dei più le imprese ardue, quelle di contenuto, quelle “difficili” per intenderci, esse non portano denaro, né attenzione dei media, né sponsor e così niente live, né contratti veri, mentre il messaggio letale che arriva è: se fai cultura stai a casa a meno che non rientri in logiche precostituite di potere!… Abituato il pubblico alla facilonerie d’occasione di “sole-cuore-amore” o peggio, di ciò che troneggia solo dal piccolo schermo, o, attraverso le vie web (dei più giovani tecnologizzati) la cultura della musica va perdendo sempre più la sua originaria identità di scelta appassionata divenendo oggi addirittura “feticismo” o minoranza cult. Quest’anno in risposta a tutto ciò finalmente protagonisti autentici della musica italiana: Max Manfredi, Enzo Avitabile, Elisir e Ginevra Di Marco. Intanto noi leggiamo cosa ha significato per Enzo Avitabile questo riconoscimento…

Enzo Avitabile

…per la XXXIV ed. del Premio Tenco miglior disco dell’anno a Enzo Avitabile con “Napoletana” ( Sudarte ed.). Un progetto sincero e appassionato, teso alla ricerca e al recupero della tradizione partenopea ma contemporaneamente proiettato verso il futuro. Verso il futuro laddove parla e discute come in una preghiera rivolta a un creatore, quello di tutti. Rinnova e reinterpreta un classico napoletano come “Carmela” alla luce della maestria del grande Sergio Bruni e Salvatore Palomba. Un ritorno alla napoletanità che ama recitare in questo disco una curiosa simmetria di accordi e sonorità che ricalca la quadratura di un cerchio emotivo che insegue il primo brano di apertura “Don Salvatò” e l’ultimo “Carmela”. La necessità di costruire uno strumento come la pentarpa, e in legno e rame, un fiato che racchiude le sonorità di un sax e dell’antica ciaramella sottolinea la necessità di Avitabile di esprimere nuovamente idiomi linguistici rinnovati e creativi. Alle soglie di un nuovo anno accademico che lo vedrà protagonista al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma docente di cattedra per la “World-music” abbiamo tentato di carpire le sue emozioni al ricevimento del Premio Tenco che lo vedrà protagonista tra il 12 e il 14 novembre prossimo al Teatro Ariston di San Remo.

Enzo, cosa hai provato all’annuncio della tua vittoria in un contesto internazionale come il Premio Tenco che finalmente ha consacrato la ri-scoperta della “tua” napoletanità?

“Un’immensa gioia, sono arrivato secondo per due anni consecutivi con ben due progetti artistici, uno con i Bottari di Portici e l’altro con un brano di musica sacra-popolare, ma questa volta ce l’ho fatta. Vorrei che sia inteso come il mio personale riconoscimento a Napoli, alla provincia della mia città e ai tanti giovani che continuano a credere e sopravvivere al messaggio della musica. Sono fiero inoltre d’essere riuscito a far riconoscere nella musica di nostra provenienza “quella sana”, quella creativa, quella che preserva l’arte dalla contemporanea contaminazione del neo-melodico..”

Enzo Avitabile

Che rapporto hai con i giovani e cosa credi si aspettino da te gli studenti di Santa Cecilia quest’anno?

“Sono molto fiero di poter inaugurare questo corso di world-music perché credo fermamente nella comunicazione creativa che parte dal cuore ed è capace di raggiungere i cuori di chi ti ascolta ed anche ai miei concerti è pieno di ragazzi che ogni volta mi ri-vedono sotto un’altra veste. Mi sente libero attraverso la loro partecipazione di “indossare” ciò che credo, sempre, e questo loro lo avvertono”.

Tu che sei un portavoce del recupero della tradizione che significa per te esattamente “contaminazione”, termine ormai abusato..

“Il recupero della tradizione nel cemento è parte integrante del mio discorso didattico e musicale, contaminazione per me significa recupero dell’identità culturale storica e mescolanza epocale che attraverso la ri-connotazione linguistica del messaggio sia capace di coniare nuovi significati ma sempre attraverso ciò che è l’eredità di un popolo senza la quale è puro colonialismo o peggio, pseudo-ricerca intellettuale e null’altro”.

Anna Stromillo

Mafalda Arnauth “Flor de Fado”

20 luglio 2009 Nessun commento

Mafalda Arnauth Mafalda Arnauth - Flor de Fado

Mafalda Arnauth sarà in Italia all’ETHNOS Festival con il suo nuovo spettacolo “Flor de Fado” il giorno 21 luglio 2009 presso “Villa Favorita” ad Ercolano.

Un’incursione in puro stile Fado Portoghese dalle sonorità dolci e accattivanti, ma che lasciano fuori “quella malinconia”, per rivolgersi contemporaneamente alla tradizione con uno sguardo all’innovazione con dei brani di sua composizione.

1. Che cosa ha rappresentato per te la musica e il rapporto con il pubblico che hai incontrato?

La musica e il pubblico sono diventate davvero un incredibile motivo per vivere, per condividere e per dare il meglio che mi porto nell’anima. Ho un Universo dove posso esprimere le mie sensazioni più profonde e ho la benedizione di avere persone che vogliono ascoltarle, che si connettono ad esse e scoprono se stesse in ciò che canto e noi rispondiamo con realtà e sensazioni propriamente loro. Io do e ricevo. Questa comunicazione con il pubblico e l’idea che ciò che faccio possa essere d’aiuto per le persone è il mio primo motivo di realizzazione in quanto artista.

2. Avverti una differenza nel cantare tuoi brani ed essere invece portatrice di una grande tradizione musicale?

Avverto che mi aiuta a distinguermi da un ampio raggio di cantanti Fado di talento. Mi caratterizza, mi definisce e porta qualcosa di nuovo nella tradizione probabilmente arricchendola, almeno spero. Mi ha anche aiutato a forgiare una personalità più forte da mostrare, più onesta, più umile poiché alcuni dei successi tradizionali già portano con sé una Star, con la quale devi combattere, quando ci presentiamo con canzoni che il pubblico non ha mai ascoltato prima. Mi sfida anche a conoscermi meglio, ad ascoltare le persone e a lasciare aperti il mio cuore e la mia mente a qualsiasi cosa possa ispirarmi.

3. Dopo il grande successo del tuo disco, cosa ti aspetti da questa tournè di “Flor De Fado”?

Mi aspetto di incontrare sempre più persone con le quali condividere sensazioni sempre più numerose, specialmente se si considera che “Flor de Fado” è un disco ancora più profondo, che va dritto all’anima e riflette la più grande e complessa sensazione della vita: l’Amore. E mi aspetto anche di essere ispirata a creare ancor più musica che possa trovare il proprio posto nel cuore delle persone e che possa darmi il coraggio di continuare questa difficile, eppure straordinaria vita che ho scelto.

Anna Stromillo
Mafalda Arnauth Mafalda Arnauth - Flor de Fado

Mafalda Arnauth will be in Italy, in ETHNOS Festival with her new show “Flor de Fado”, on 21/07/09 to “Villa Favorita ” in Ercolano.

An incursion in pure Portoguese Fado’s Style by sweet and catching sound, that takes out “that melancholy”
to aim at the same time tradition and a touch of innovation thanks to her own songs.

1. What represent to you the music and the relationship with the audience you’ve met already?

Music and the audience have truly become an amazing reason to live, to share, to give the best I carry in my soul. I have a Universe where I can express my most profound feelings, and I have the blessing of having people who want to ear it, who connect to it and who discover themselves in what I sing and we respond with their own realities and feelings. I give and receive. This communication with the audience and the idea that what I do can be helpful to people is my main accomplishment as an artist.

2. Do you feel difference between singing your own songs and carry on a so well established musical tradition?

I feel that it help to distinguish me from a wide good range of talented Fado singers. It characterises me, defines me and brings something new to tradition, probably enriching it, I hope. Also helped me to create a more strong personality to show, more honest, more humble because some of traditional successes already carry a Star, that you have to fight for, when we present yourself with sings that the audience never heard. It also defies me to know me better, to listen to people and keep my mind and heart open to what ever inspires me.

3. After the huge success of your last work ,what do you expect for the “Flor de Fado” tournee?

To meet more and more people, to share even more feelings, specially considering that Flor de Fado is an even deeper album, going truly to the soul and reflecting the greatest and most complex feeling of life: Love. And to get inspired to create even more music that can find its place in peoples heart and that can give me courage to continue this hard, yet amazing life I chose.

Anna Stromillo

Intervista a Silvio TalamoSilvio Talamo Interview

5 giugno 2009 Nessun commento

Un rock contaminato, una voce inconfondibile e una vera filosofia dell’essere. Nei testi un gioco riprodotto all’infinito e una ricerca progettuale che cammina da sé su di un volto profondo e un sorriso aperto. Con “Canzoni fatte a giro” parliamo di Silvio Talamo, cantautore partenopeo tra i più interessanti del panorama contemporaneo che del rumore e di un rinnovato metalinguaggio ha fatto una sua linea di identificazione artistica anche se non ama essere definito in alcun modo. Ma intanto, ed in forma piuttosto elitaria parla molto di sé e di ciò che significa il suo vivere in musica ma sempre in compagnia della sua metà espressiva, un’irriducibile loop-station.

Silvio nella composizione d’autore che significato ha la tua esigenza di riprodurre suoni?

“ Innanzitutto significa creatività ed improvvisazione poiché quando prendo una nota e sulla stessa ne ricavo una riproduzione modificata ci canto su moltiplicando all’infinito la struttura musicale ed ogni volta è come se la sua stessa esecuzione cambiasse proprio nella linea espressiva”.

Parlando di sonorità e sperimentazione non è immediatamente palese la ricerca testuale che tu invece porti avanti con molta ricercatezza, in che modo crei questa sintesi?

“Ma, giocare con la voce e attraverso di essa è qualcosa di molto antico che va dai canti africani sino alle mille etniche sonorità anche del sud-italia ma quello che io porto avanti è un discorso che ruota soprattutto intorno alla suddivisione minimale dell’espressività che soltanto dopo vado ad addizionare come in un autentica ricerca di un nuovo messaggio”.

Nel tuo brano “Traffico” ad esempio, dove giochi proprio con la moltiplicazione del rumore schiacciante della nostra contemporaneità, qual è il tuo messaggio?

“E’ ciò che potrebbe essere riconosciuta un po’ come una mia tematica ricorrente e cioè l’accusa verso la supervorticosa proliferazione del senso che inevitabilmente genera uno svuotamento esistenziale nel mondo occidentale che allontana tutti sempre più dalla propria memoria storica”.

“Senza memoria” è un brano che parla di questo infatti..

“Si ma soprattutto nel senso che noi, figli della plastica, assistiamo alla distruzione quasi senza proferir parola ma per un’ ineluttabile legge naturale stiamo inconsapevolmente creando i presupposti per una rinascita”.

Visione ottimistica della vita, perché sei stato riconosciuto un po’ come filosofo del nuovo rock “underground”?

“Ottimismo o romantica predisposizione esistenziale io sono certo di poter vedere almeno una volta quel fantomatico “raggio verde” in quell’ infinitesimale attimo di congiunzione tra la fine e l’inizio. Per ciò che riguarda la filosofia poi probabilmente è dovuto al fatto che più volte ho tenuto laboratori di sperimentazione sulla parola musicata presso la Fed. II alla cattedra di Filosofia morale con il Prof. Giuseppe Ferraro. Sull’underground, al di là di qualunque possibile accostamento alla new-age che non prediligo, è solo il contatto con la terra che amo e non altro”.

Anna Stromillo